Aggiornato ad agosto 2026 · Informazioni generali, non consulenza individuale

Trasferimento in Italia: checklist per il trasloco e per lavorare per un'azienda "estera"

Chi si trasferisce stabilmente in Italia non deve organizzare soltanto il trasloco vero e proprio. Con il trasferimento della residenza possono cambiare la residenza fiscale, la previdenza sociale, l'assicurazione sanitaria e – per i lavoratori dipendenti – gli obblighi del datore di lavoro. A ciò si aggiungono gli aspetti legati all'uscita dalla Germania: cancellazione anagrafica, eventuale imposizione fiscale residua, prestazioni familiari e, in determinati casi, persino l'exit tax tedesca (Wegzugsbesteuerung). Queste FAQ si rivolgono soprattutto ai cittadini dell'UE, in particolare alle persone che si trasferiscono dalla Germania in Italia e desiderano continuare a lavorare per un datore di lavoro tedesco.

Preparazione e trasferimento

Cosa dovrei fare, in linea generale, prima di trasferirmi in Italia?

È opportuno preparare il trasferimento non soltanto dal punto di vista logistico, ma anche fiscale e amministrativo. Una checklist pratica può essere, ad esempio, la seguente:

  • Chiarire la situazione abitativa in Italia: organizzare il contratto di locazione, l'atto di acquisto o un'altra prova dell'alloggio.
  • Richiedere il Codice Fiscale: il codice fiscale italiano è necessario per molti dei passaggi successivi.
  • Pianificare il trasferimento della residenza: verificare quando effettuare l'iscrizione presso il Comune italiano e quando procedere alla cancellazione anagrafica in Germania.
  • Chiarire assicurazione sanitaria e previdenza sociale: i lavoratori dipendenti, in particolare, dovrebbero sapere già prima del trasferimento in quale Stato saranno dovuti in futuro i contributi previdenziali.
  • Verificare la residenza fiscale: il trasferimento può comportare che l'Italia assoggetti a tassazione il reddito mondiale.
  • Verificare le agevolazioni per chi si trasferisce in Italia: per chi si trasferisce in Italia, il regime impatriati può offrire notevoli vantaggi fiscali – ma i requisiti devono essere verificati prima del trasferimento.
  • Informare il datore di lavoro: chi continua a lavorare per un datore di lavoro tedesco non dovrebbe in alcun caso concordare soltanto informalmente il luogo di lavoro permanente in Italia.
  • Verificare contratto di lavoro e payroll: in caso di luogo di lavoro permanente in Italia sorgono obblighi italiani in materia di diritto del lavoro, previdenza sociale e gestione delle retribuzioni.
  • Verificare gli aspetti tedeschi legati al trasferimento all'estero: partecipazioni in società di capitali, immobili, assicurazioni, previdenza pensionistica e prestazioni familiari.
  • Rilevare conti bancari, titoli e immobili detenuti all'estero: con l'acquisizione della residenza fiscale italiana, questi elementi possono diventare rilevanti nella dichiarazione dei redditi italiana.
  • Verificare il veicolo: se si porta con sé un veicolo proprio immatricolato all'estero, dopo l'acquisizione della residenza in Italia sorgono obblighi di reimmatricolazione.
  • Organizzare i contratti delle utenze: energia elettrica, gas, acqua, internet ed eventualmente la tassa comunale sui rifiuti TARI.
  • Verificare il conto bancario: un conto italiano non è obbligatorio in ogni caso, ma può semplificare molto la vita quotidiana.
  • Preparare gli aspetti familiari: per i figli, scuola o asilo; per gli animali domestici, i requisiti di ingresso e registrazione.

Soprattutto per i lavoratori dipendenti è consigliabile chiarire le conseguenze fiscali e previdenziali già prima del trasferimento effettivo con il datore di lavoro.

Come cittadino tedesco o di un altro Stato dell'UE posso semplicemente trasferirmi in Italia?

In linea di principio sì. I cittadini dell'UE non necessitano né di un visto né di un classico permesso di soggiorno italiano per entrare in Italia. Per un soggiorno di breve durata è in linea di principio sufficiente una carta d'identità o un passaporto validi.

Chi trasferisce stabilmente il proprio centro di vita in Italia o vi vive per un periodo più lungo deve tuttavia rispettare le norme italiane in materia di registrazione e soggiorno. In caso di permanenza superiore a tre mesi è particolarmente importante l'iscrizione presso il Comune italiano competente.

Per i cittadini extra-UE valgono regole diverse. Prima del trasferimento occorre in particolare verificare quale titolo di soggiorno o visto sia necessario.

Entro quando devo registrare la mia residenza in Italia?

Chi trasferisce la propria residenza effettiva in Italia dovrebbe effettuare la dichiarazione di residenza immediatamente dopo il trasferimento. Secondo le norme anagrafiche italiane, il trasferimento di residenza deve essere dichiarato, in linea di principio, entro 20 giorni presso l'Ufficio Anagrafe del Comune competente.

Il Comune può successivamente verificare se la persona si è effettivamente stabilita all'indirizzo indicato. L'iscrizione non è una mera formalità: può avere effetti su numerosi altri ambiti, come l'assistenza sanitaria, i tributi locali, l'immatricolazione dei veicoli e la situazione fiscale.

Devo cancellare la mia residenza in Germania?

Sì. Chi lascia un'abitazione in Germania e non ne occupa una nuova in Germania deve cancellarsi presso l'ufficio anagrafe competente per la precedente residenza. Ai sensi della legge federale tedesca sull'anagrafe, la cancellazione deve essere effettuata, in linea di principio, entro due settimane dall'uscita dall'abitazione; può essere effettuata al più presto una settimana prima.

La conferma della cancellazione anagrafica è un documento importante. Viene spesso richiesta per assicurazioni, autorità, banche, cancellazione del veicolo e per documentare nei confronti dell'amministrazione finanziaria la data del trasferimento.

Importante: la cancellazione anagrafica non determina da sola la residenza fiscale. Chi mantiene in Germania un'abitazione che può utilizzare in qualsiasi momento può rimanere illimitatamente soggetto all'imposta tedesca anche dopo la cancellazione anagrafica. Le situazioni di doppia residenza devono quindi essere risolte applicando la Convenzione contro le doppie imposizioni.

Quali documenti mi servono per registrare la residenza in Italia?

L'elenco concreto dei documenti può variare leggermente a seconda del Comune e della situazione personale. In genere è opportuno preparare almeno i seguenti documenti:

  • carta d'identità o passaporto validi,
  • Codice Fiscale italiano,
  • contratto di locazione, atto di acquisto o altra prova del legittimo utilizzo dell'abitazione,
  • per i lavoratori dipendenti, eventualmente il contratto di lavoro o una dichiarazione del datore di lavoro,
  • per i cittadini UE non occupati, eventualmente prova di risorse economiche sufficienti e copertura sanitaria,
  • eventuali documenti relativi al coniuge e ai figli.

Poiché nella pratica i requisiti dipendono dalla situazione personale, è opportuno verificare preventivamente l'elenco dei documenti presso il Comune competente.

Cos'è il Codice Fiscale e quando dovrei richiederlo?

Il Codice Fiscale è il codice fiscale italiano delle persone fisiche. È uno dei primi passaggi più importanti in caso di trasferimento in Italia.

Il Codice Fiscale è necessario, tra l'altro, per contratti di locazione, rapporti di lavoro, rapporti con le autorità, operazioni bancarie, accesso al sistema sanitario e numerosi altri rapporti contrattuali. Può essere richiesto presso l'Agenzia delle Entrate. Per le persone fisiche si utilizza, in linea di principio, il modello AA4/8.

Nella pratica è spesso opportuno richiedere il Codice Fiscale già prima di concludere contratti importanti o comunque il prima possibile nell'ambito del trasferimento. La richiesta può essere effettuata anche da un commercialista nell'ambito della registrazione del datore di lavoro o dell'assunzione di lavoratori in Italia.

A cosa devo prestare attenzione se prendo in affitto un'abitazione in Italia?

Per l'iscrizione anagrafica è normalmente necessaria una prova idonea del legittimo utilizzo dell'abitazione. In caso di locazione, si tratta di regola del contratto di locazione.

I contratti di locazione relativi a immobili situati in Italia devono in linea di principio essere registrati, salvo le eccezioni previste per locazioni di durata molto breve. La registrazione avviene di regola entro 30 giorni dalla stipula del contratto o da un'eventuale decorrenza anteriore.

Prima della firma è inoltre opportuno verificare che il contratto possa effettivamente essere utilizzato come indirizzo di residenza permanente. In caso di locazioni esclusivamente turistiche o di durata molto breve, l'iscrizione anagrafica può risultare problematica.

Quali comunicazioni e contratti correnti dovrei gestire dopo essermi trasferito nell'abitazione?

Oltre all'iscrizione anagrafica vera e propria, dopo il trasferimento dovrebbero essere verificati in particolare gli aspetti relativi alle utenze e al Comune. In genere rientrano:

  • energia elettrica ed eventualmente gas,
  • acqua, se è richiesta un'intestazione individuale,
  • internet e telefono,
  • TARI, ossia la tassa comunale sui rifiuti,
  • eventuali questioni relative a posto auto, condominio o amministrazione dell'immobile.

La TARI è gestita dal singolo Comune. Dopo l'occupazione o il rilascio di un'abitazione è quindi opportuno verificare quale dichiarazione richieda il Comune competente e quale termine si applichi.

Per trasferirmi in Italia ho bisogno di un conto bancario italiano?

Un conto bancario italiano non è obbligatorio per legge in ogni caso. Nell'area SEPA, un pagamento non può in linea di principio essere rifiutato soltanto perché l'IBAN utilizzato appartiene a un altro Stato dell'UE.

Nella pratica un conto italiano può comunque essere utile, ad esempio per addebiti diretti locali, contratti di utenza o per i normali pagamenti. Un conto tedesco o di un altro Stato UE già esistente non deve pertanto essere automaticamente chiuso.

È tuttavia importante l'aspetto fiscale: i conti e i depositi esteri mantenuti possono diventare rilevanti, dopo l'acquisizione della residenza fiscale italiana, ai fini del monitoraggio fiscale italiano e/o dell'IVAFE. A seconda del tipo di patrimonio si applicano requisiti, soglie ed eccezioni differenti.

Residenza fiscale e agevolazioni per chi si trasferisce in Italia

Quando divento fiscalmente residente in Italia a seguito del trasferimento?

La residenza fiscale deve essere verificata con particolare attenzione in occasione del trasferimento. Secondo il diritto tributario italiano, una persona fisica è in linea di principio considerata fiscalmente residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d'imposta, è soddisfatto almeno uno dei criteri previsti dalla legge.

Tra questi criteri rientrano in particolare la residenza ai sensi del codice civile, il domicilio fiscale inteso come luogo in cui si sviluppano principalmente le relazioni personali e familiari, nonché la presenza fisica in Italia. Ai fini del computo temporale si considerano anche le frazioni di giorno. In un normale anno civile di 365 giorni, la soglia dei 183 giorni è quindi particolarmente rilevante.

L'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente italiana determina inoltre una presunzione relativa di residenza fiscale, se sussiste per la maggior parte del periodo d'imposta.

Particolarità Germania–Italia: La Convenzione contro le doppie imposizioni contiene, nel Protocollo relativo all'art. 4, una regola speciale per il cambiamento di residenza nel corso dell'anno. Se una persona è considerata residente in uno Stato solo per una parte dell'anno e nell'altro Stato per la parte restante, l'assoggettamento fiscale collegato alla residenza può essere delimitato pro rata temporis. Un trasferimento nel corso dell'anno dovrebbe quindi essere sempre verificato sulla base della data concreta del trasferimento e della Convenzione contro le doppie imposizioni.

Cosa succede fiscalmente se mi trasferisco dalla Germania in Italia nel corso dell'anno?

Proprio nell'anno del trasferimento si intrecciano il diritto tributario tedesco, quello italiano e la Convenzione contro le doppie imposizioni. Per questo, affermazioni semplicistiche come «dal giorno del trasferimento conta solo l'Italia» oppure «sono determinanti esclusivamente i 183 giorni» sono spesso insufficienti.

Il Protocollo della Convenzione contro le doppie imposizioni Germania–Italia prevede, in caso di effettivo cambiamento di residenza, una particolare regola dello split year. In termini semplificati, l'assoggettamento fiscale collegato alla residenza nel precedente Stato di residenza può essere considerato fino al momento del cambiamento e quello del nuovo Stato di residenza per il periodo successivo.

Inoltre, singoli redditi possono continuare a essere imponibili nell'altro Stato, ad esempio redditi derivanti da immobili situati in Germania o retribuzioni relative a giornate di lavoro effettivamente svolte in Germania. Nell'anno del trasferimento sono quindi spesso necessarie dichiarazioni fiscali in entrambi gli Stati.

Ai fini della delimitazione pratica è opportuno documentare la data effettiva del trasferimento, le possibilità abitative nei due Stati, i giorni di lavoro, le fonti di reddito e le circostanze personali.

Esiste in Italia un'agevolazione fiscale per chi si trasferisce nel Paese (regime impatriati)?

Sì. Per le persone che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia, il cosiddetto regime impatriati può offrire una significativa agevolazione fiscale. Per i trasferimenti a partire dal 2024 si applica la nuova disciplina dell'art. 5 del D.Lgs. 209/2023.

Se sono soddisfatti tutti i requisiti, i redditi agevolati prodotti in Italia derivanti da lavoro dipendente e assimilato nonché da attività di lavoro autonomo professionale, fino a un limite annuo di 600.000 euro, concorrono in linea di principio alla formazione del reddito imponibile soltanto per il 50 per cento. L'agevolazione si applica, in linea di principio, nell'anno del trasferimento e nei quattro periodi d'imposta successivi.

Tra i requisiti principali rientrano in particolare:

  • in linea di principio, almeno tre periodi d'imposta precedenti senza residenza fiscale in Italia,
  • l'impegno a mantenere la residenza fiscale italiana per almeno quattro anni,
  • lo svolgimento prevalente dell'attività agevolata in Italia,
  • il possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione previsti dalla legge.

Particolarmente importante in caso di prosecuzione del rapporto con lo stesso datore di lavoro tedesco: se, dopo il trasferimento, si lavora in Italia per lo stesso datore di lavoro o per una società appartenente allo stesso gruppo, si allunga il periodo richiesto di precedente non-residenza fiscale in Italia. Esso è, in linea di principio, pari a sei periodi d'imposta; se la persona, prima dell'attività all'estero, aveva già lavorato in Italia per lo stesso datore di lavoro o per lo stesso gruppo, il periodo è pari a sette periodi d'imposta.

In presenza di determinate condizioni relative a figli minorenni, la quota imponibile si riduce dal 50 al 40 per cento. Se non viene rispettata la durata minima prescritta della residenza fiscale italiana, l'agevolazione può decadere retroattivamente.

Il regime dovrebbe essere verificato prima del trasferimento, in particolare se si mantiene lo stesso datore di lavoro o la stessa società del gruppo.

Esistono altri regimi fiscali speciali italiani per chi si trasferisce in Italia?

Sì, per determinate situazioni esistono ulteriori regimi opzionali, ciascuno soggetto a requisiti specifici:

  • Regime forfetario per persone facoltose che trasferiscono la residenza in Italia (art. 24-bis TUIR): su opzione, i redditi esteri sono assoggettati a un'imposta sostitutiva annuale forfetaria; l'importo è stato aumentato per i nuovi ingressi. Inoltre, per i patrimoni esteri interessati vengono in linea di principio meno gli obblighi di monitoraggio nonché IVIE e IVAFE.
  • Regime speciale per pensionati che trasferiscono la residenza in Italia (art. 24-ter TUIR): tassazione forfetaria dei redditi esteri in caso di trasferimento in determinati Comuni più piccoli del Sud Italia – non è quindi applicabile a un trasferimento nel Nord Italia.
  • Regimi per il rientro di docenti universitari e ricercatori con condizioni proprie, in parte più favorevoli.

In linea di principio i regimi sono alternativi tra loro. Quale sia più conveniente nel singolo caso dipende soprattutto dalla struttura del reddito e del patrimonio.

Cosa comporta la residenza fiscale italiana per i miei redditi e il mio patrimonio in Germania?

Chi è fiscalmente residente in Italia è, in linea di principio, assoggettato alla tassazione italiana sul proprio reddito mondiale fiscalmente rilevante. Di conseguenza, anche redditi che continuano a essere prodotti in Germania o in altri Stati possono assumere rilevanza dichiarativa o fiscale in Italia.

Possono rientrarvi, ad esempio, redditi da locazione di immobili in Germania, redditi di capitale, redditi da partecipazioni o altri redditi esteri. Quale Stato possa tassare e come venga evitata la doppia imposizione dipende dal diritto tributario italiano e dalla relativa Convenzione contro le doppie imposizioni. Per gli immobili situati in Germania, ad esempio, resta un diritto impositivo tedesco; al contempo deve essere verificato il trattamento in Italia.

Anche i patrimoni detenuti all'estero possono assumere rilevanza ai fini del monitoraggio fiscale italiano nonché dell'IVAFE o dell'IVIE. Gli obblighi dichiarativi e fiscali concreti variano tuttavia a seconda del tipo di patrimonio e possono prevedere soglie o eccezioni.

Come si dichiarano in Italia conti, depositi titoli e immobili detenuti in Germania?

Chi è fiscalmente residente in Italia deve verificare i patrimoni detenuti all'estero ai fini del monitoraggio fiscale italiano. Le informazioni vengono tradizionalmente indicate nel Quadro RW del modello Redditi Persone Fisiche; oggi dati corrispondenti possono essere indicati anche nelle sezioni appositamente previste del modello 730.

A seconda del tipo di patrimonio possono essere rilevanti in particolare le seguenti posizioni:

  • conti correnti, conti di risparmio e depositi a termine tedeschi,
  • depositi titoli e quote di fondi,
  • partecipazioni,
  • immobili situati all'estero,
  • determinate polizze vita e pensionistiche,
  • cripto-attività.

Gli obblighi non sono identici per ogni tipo di patrimonio. Per determinati conti e altri patrimoni esistono soglie o eccezioni; indipendentemente da ciò possono dover essere verificate IVAFE, IVIE o altre obbligazioni fiscali. Non si dovrebbe quindi presumere in modo generalizzato che ogni conto estero debba essere dichiarato in ogni caso nello stesso modo.

Indicazione pratica: per il primo periodo d'imposta italiano è opportuno raccogliere per tempo certificazioni fiscali annuali, estratti dei depositi titoli, saldi dei conti, giacenze medie e documenti relativi agli immobili situati all'estero.

Dopo il trasferimento devo presentare una dichiarazione dei redditi in Italia?

Spesso sì, in particolare se sono presenti redditi o patrimoni esteri oppure se l'imposta italiana sul reddito non viene gestita integralmente tramite un sostituto d'imposta italiano.

A seconda della situazione personale, la dichiarazione può essere presentata mediante il modello 730 oppure il modello Redditi Persone Fisiche. I termini di presentazione applicabili devono essere verificati per il relativo periodo d'imposta.

Nell'anno del trasferimento dalla Germania in Italia occorre inoltre considerare la particolare regola dello split year prevista dalla Convenzione contro le doppie imposizioni. Spesso, in tale anno, sono necessarie dichiarazioni in entrambi gli Stati. Quali redditi debbano essere dichiarati in quale Stato e per quale periodo dipende dal cambiamento di residenza e dalle rispettive fonti di reddito.

Gli aspetti tedeschi del trasferimento all'estero

Cosa succede alla mia soggettività fiscale in Germania?

Chi, dopo il trasferimento, non ha più né una residenza né la dimora abituale in Germania, in linea di principio non è più soggetto illimitatamente all'imposta tedesca sul reddito. Se continuano a sussistere determinati redditi di fonte tedesca, può tuttavia permanere una soggettività fiscale limitata, ad esempio per redditi derivanti da immobili situati in Germania o da altre fonti indicate nel § 49 EStG.

Occorre considerare in particolare:

  • Abitazione mantenuta in Germania: un'abitazione che resta effettivamente a disposizione in Germania può determinare una residenza fiscale tedesca nonostante la cancellazione anagrafica.
  • Anno del trasferimento: nel rapporto Germania–Italia occorre inoltre considerare la particolare regola dello split year prevista dal Protocollo della Convenzione contro le doppie imposizioni. Per determinati redditi può inoltre assumere rilevanza il Progressionsvorbehalt tedesco, ossia il meccanismo di progressività su redditi esenti.
  • Redditi tedeschi: immobili, determinate partecipazioni societarie, attività svolte in Germania e altre fonti di reddito tedesche possono continuare ad avere rilevanza fiscale anche dopo il trasferimento.
  • Banche e controparti contrattuali: la nuova residenza fiscale dovrebbe essere comunicata alle banche tedesche e agli altri soggetti interessati.

La sola cancellazione anagrafica non determina quindi in modo definitivo la soggettività fiscale in Germania.

Cos'è l'exit tax tedesca (Wegzugsbesteuerung) e chi riguarda?

L'exit tax tedesca ai sensi del § 6 AStG riguarda le persone che detengono partecipazioni in società di capitali ai sensi del § 17 EStG – quindi, in linea di principio, una partecipazione di almeno l'uno per cento – e che, prima del trasferimento, sono state soggette illimitatamente all'imposta in Germania per un determinato periodo minimo.

Conseguenza giuridica: al momento del trasferimento la cessione delle partecipazioni viene considerata fittiziamente realizzatadelle partecipazioni. Le plusvalenze latenti vengono tassate anche se non ha avuto luogo alcuna vendita e non è affluita liquidità. La disciplina riguarda anche partecipazioni in piccole GmbH, ad esempio società familiari o holding.

Dalla riforma del 2022, anche per i trasferimenti all'interno dell'UE non è più prevista una sospensione illimitata e senza interessi; su richiesta è di regola prevista una rateizzazione su più anni, generalmente subordinata alla prestazione di garanzie. Regole analoghe esistono per determinate fattispecie aziendali e per partecipazioni in fondi d'investimento.

Chi detiene partecipazioni in una società di capitali dovrebbe far verificare l'exit tax assolutamente prima del trasferimento. Dopo il trasferimento, le possibilità di pianificazione risultano generalmente molto più limitate.

Cosa succede ai miei diritti pensionistici maturati in Germania?

I diritti già maturati nell'assicurazione pensionistica pubblica tedesca restano acquisiti. Non si perdono con il trasferimento e vengono successivamente erogati – in linea di principio anche su un conto estero.

In base alle regole UE di coordinamento, i periodi assicurativi maturati in più Stati membri vengono sommati ai fini del raggiungimento dei periodi minimi richiesti. Successivamente, ciascuno Stato eroga la pensione relativa ai periodi assicurativi maturati presso il proprio sistema. In caso di trasferimento all'interno dell'UE, in linea di principio non è previsto il rimborso dei contributi.

Devono essere verificate separatamente la previdenza complementare aziendale (prosecuzione, sospensione dei contributi, tassazione futura) e le forme pensionistiche agevolate. Anche la futura tassazione di pensioni e trattamenti pensionistici nel rapporto Germania–Italia dipende dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e dovrebbe essere considerata nella pianificazione di lungo periodo.

Cosa vale per il Kindergeld tedesco e le prestazioni familiari?

Le prestazioni familiari sono coordinate all'interno dell'UE. Il trasferimento in Italia non significa quindi automaticamente che il Kindergeld tedesco cessi immediatamente e integralmente in ogni caso oppure che spetti esclusivamente l'italiano Assegno Unico e Universale.

Sono determinanti soprattutto la situazione lavorativa e assicurativa di entrambi i genitori nonché il luogo di residenza dei figli. Se l'intera famiglia vive in Italia ed è soggetta esclusivamente al sistema italiano, di regola è l'Italia lo Stato competente per le prestazioni familiari.

Se invece esistono diritti in più Stati – ad esempio perché un genitore lavora in Germania e l'altro in Italia – si applicano le regole europee di priorità. Non è ammesso il pagamento integrale doppio per lo stesso figlio e lo stesso periodo; lo Stato competente in via secondaria può tuttavia, a determinate condizioni, erogare un importo differenziale.

Il trasferimento e le modifiche della situazione lavorativa dovrebbero essere comunicati tempestivamente alla Familienkasse tedesca e agli enti italiani competenti.

Assicurazione sanitaria, auto, patente, famiglia

Cosa succede alla mia assicurazione sanitaria quando mi trasferisco?

L'assicurazione sanitaria dipende in misura rilevante dal sistema previdenziale al quale la persona è soggetta dopo il trasferimento.

Chi lavora stabilmente in Italia come dipendente e, di conseguenza, è soggetto alla previdenza sociale italiana viene in linea di principio inserito anche nel sistema sanitario italiano. L'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o presso l'ASL competente rappresenta quindi un passaggio centrale; successivamente, di regola, è possibile scegliere anche un medico di medicina generale.

Chi è assicurato nel sistema sanitario pubblico tedesco dovrebbe informare per tempo la propria cassa malattia tedesca (Krankenkasse) del trasferimento e della nuova situazione lavorativa. Per lavoratori distaccati, pensionati, studenti o persone che rimangono soggette a un sistema estero possono applicarsi regole e formulari UE differenti.

Chi dispone di un'assicurazione sanitaria privata non dovrebbe disdire il contratto troppo rapidamente. Occorre verificare in particolare se la tariffa possa essere mantenuta in caso di residenza permanente in Italia, quali prestazioni siano garantite in Italia e se, in vista di un eventuale futuro rientro in Germania, sia opportuno mantenere una posizione di aspettativa (Anwartschaft).

A cosa devo prestare attenzione se porto la mia auto tedesca in Italia?

Chi trasferisce la propria residenza in Italia ed è proprietario di un veicolo immatricolato all'estero deve prestare particolare attenzione alle norme italiane in materia di immatricolazione.

Come regola generale, un veicolo proprio immatricolato all'estero deve essere immatricolato in Italia entro tre mesi dall'acquisizione della residenza italiana (art. 93-bis del Codice della strada italiano).

Per l'immatricolazione italiana possono essere necessari, a seconda del veicolo, i documenti esteri del veicolo, i documenti attestanti la proprietà, la documentazione tecnica e le prove assicurative. È opportuno preparare per tempo la procedura concreta, poiché a seconda del veicolo possono essere necessari ulteriori documenti o verifiche tecniche. Le violazioni sono sanzionate e possono arrivare fino al sequestro del veicolo.

Posso continuare a guidare in Italia un'auto aziendale tedesca?

In questo caso valgono regole particolari. Se la persona residente in Italia non è proprietaria del veicolo immatricolato all'estero, il diritto di utilizzo deve essere documentato: a bordo deve essere tenuto un documento sottoscritto dal proprietario del veicolo e avente data certa, dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità.

Se la disponibilità del veicolo supera 30 giorni nell'anno solare – anche non continuativi – è inoltre necessaria l'iscrizione nel Registro dei Veicoli Esteri, REVE. Ciò è particolarmente rilevante per le auto aziendali estere messe stabilmente o regolarmente a disposizione di un dipendente residente in Italia.

Un'auto aziendale tedesca dovrebbe quindi essere espressamente inclusa nelle verifiche connesse al trasferimento – anche dal punto di vista della tassazione del fringe benefit, poiché il beneficio in natura deve essere valutato nell'ambito della busta paga italiana. Continuare semplicemente a utilizzare il veicolo come prima del trasferimento può creare problemi in occasione di controlli stradali e sotto il profilo dell'immatricolazione.

Devo convertire la mia patente tedesca in Italia?

Una patente tedesca o di un altro Stato UE in corso di validità è in linea di principio riconosciuta in Italia e non deve essere convertita immediatamente in una patente italiana soltanto a causa del trasferimento.

In caso di scadenza, rinnovo o determinate situazioni particolari si applicano tuttavia le regole dello Stato di residenza abituale. Chi vive stabilmente in Italia dovrebbe quindi verificare, soprattutto in caso di patenti più vecchie o con particolari regole di validità, quando diventi necessaria la conversione o il rinnovo in Italia.

Cosa devo considerare se mi trasferisco in Italia con dei figli?

In caso di trasferimento con figli, è opportuno contattare per tempo la scuola o l'asilo. A seconda dell'istituto possono essere richiesti pagelle, attestazioni degli anni scolastici precedenti, documentazione vaccinale o sanitaria ed eventualmente traduzioni.

I figli devono inoltre essere considerati nell'iscrizione anagrafica, nell'iscrizione al sistema sanitario e nella scelta del pediatra. Va inoltre chiarito il passaggio dalle prestazioni familiari tedesche, come il Kindergeld, all'Assegno Unico italiano.

Posso portare senza problemi in Italia il mio cane o il mio gatto?

In caso di trasferimento all'interno dell'UE, cani, gatti e furetti possono in linea di principio essere portati con sé. Sono necessari in particolare l'identificazione prescritta dell'animale, un passaporto UE per animali da compagnia valido e una vaccinazione antirabbica valida.

Dopo il trasferimento possono inoltre sussistere obblighi di registrazione regionali o locali, in particolare per i cani. Dopo l'arrivo è quindi opportuno verificare se l'animale debba essere registrato presso l'autorità locale o sanitaria competente.

Lavorare per un datore di lavoro tedesco

Dopo il trasferimento posso continuare a lavorare per il mio datore di lavoro tedesco?

Sì. Un datore di lavoro tedesco può in linea di principio impiegare un lavoratore che vive stabilmente in Italia e lavora da lì. Il trasferimento non può tuttavia essere trattato come se fosse cambiato soltanto l'indirizzo privato del lavoratore.

Se la prestazione lavorativa viene resa stabilmente dall'Italia, l'Italia diventa lo Stato effettivo di occupazione. Di conseguenza devono essere verificati in particolare i seguenti aspetti:

  • diritto del lavoro applicabile,
  • previdenza sociale italiana,
  • assicurazione contro gli infortuni INAIL,
  • registrazione del datore di lavoro in Italia,
  • gestione paghe e comunicazioni retributive,
  • tassazione italiana del reddito di lavoro dipendente,
  • regole sul lavoro da remoto e sulla sicurezza sul lavoro,
  • possibile rischio di stabile organizzazione dell'impresa tedesca.

Questi aspetti dovrebbero essere chiariti prima che il lavoratore si trasferisca stabilmente in Italia.

Il trasferimento stabile in Italia costituisce automaticamente un distacco?

No. Un distacco è tipicamente un impiego temporaneo in un altro Stato. Ai fini previdenziali, a determinate condizioni, un lavoratore può essere distaccato in un altro Stato UE per un periodo in linea di principio fino a 24 mesi e continuare nel frattempo a essere soggetto al sistema previdenziale dello Stato di origine. Ciò viene documentato mediante il certificato A1.

Se invece il lavoratore trasferisce stabilmente la propria residenza in Italia e deve lavorare dall'Italia a tempo indeterminato, di regola manca il carattere temporaneo. Un trasferimento permanente della residenza non dovrebbe pertanto essere qualificato artificiosamente come distacco.

Dove è assicurato ai fini previdenziali un lavoratore che lavora stabilmente dall'Italia per un'azienda tedesca?

All'interno dell'UE si applica in linea di principio il criterio dello Stato di occupazione: è determinante il luogo in cui il lavoro viene effettivamente svolto e non soltanto il luogo in cui ha sede il datore di lavoro.

Se un lavoratore opera stabilmente al 100 per cento o quasi interamente dall'Italia e non sussistono un distacco ammesso o altre disposizioni speciali, egli è quindi in linea di principio soggetto al sistema previdenziale italiano.

La cittadinanza tedesca, un contratto di lavoro tedesco o il pagamento dello stipendio da un conto bancario tedesco non modificano questo principio.

Cosa vale se lavoro in parte in Italia e in parte in Germania?

In caso di attività regolare in più Stati UE si applicano particolari regole di coordinamento. Se una parte sostanziale dell'attività – in linea di principio almeno il 25 per cento – viene svolta nello Stato di residenza, secondo le regole generali UE ciò comporta normalmente l'applicazione della legislazione previdenziale dello Stato di residenza.

Esempio: un lavoratore vive in Italia e lavora regolarmente due giorni alla settimana da casa in Italia e tre giorni presso la sede dell'impresa in Germania. In assenza di una disposizione speciale, a causa della parte sostanziale dell'attività svolta nello Stato di residenza può diventare applicabile la previdenza sociale italiana.

Nel lavoro da remoto transfrontaliero non dovrebbe quindi essere verificato soltanto il numero di giorni di home office sotto il profilo del diritto del lavoro, ma anche il relativo effetto previdenziale.

Esiste una regola speciale in materia di previdenza sociale per l'home office tra Germania e Italia?

Sì. Germania e Italia sono firmatarie dell'Accordo quadro multilaterale sul telelavoro transfrontaliero abituale; per l'Italia esso si applica dal 1° gennaio 2024.

A determinate condizioni, su richiesta congiunta, può continuare ad applicarsi la legislazione previdenziale dello Stato in cui ha sede il datore di lavoro, anche se una parte sostanziale dell'attività viene svolta in home office nello Stato di residenza. L'Accordo quadro riguarda in linea di principio i casi in cui il telelavoro nello Stato di residenza rappresenta almeno il 25 per cento, ma meno del 50 per cento dell'orario di lavoro complessivo.

Si applica soltanto a determinate attività di lavoro subordinato tra due Stati firmatari e non automaticamente a ogni situazione di lavoro transfrontaliero. In particolare, in presenza di ulteriori Stati di lavoro regolare, attività autonoma o attività svolta prevalentemente in Italia, occorre una verifica separata.

In caso di attività svolta stabilmente al 100 per cento o prevalentemente in Italia, l'Accordo quadro non offre, in linea di principio, una soluzione per mantenere la previdenza sociale tedesca.

Il datore di lavoro tedesco deve registrarsi in Italia?

Se al lavoratore si applica la previdenza sociale italiana, il datore di lavoro tedesco deve adempiere agli obblighi previsti in Italia per i datori di lavoro. A tal fine non è necessario costituire una società italiana.

Nella pratica, un datore di lavoro estero privo di una propria società italiana deve in particolare:

  • richiedere un codice fiscale italiano per l'impresa,
  • aprire una posizione contributiva presso l'INPS,
  • aprire una posizione assicurativa presso l'INAIL,
  • nominare un rappresentante previdenziale italiano o conferire un'idonea procura,
  • effettuare le comunicazioni obbligatorie relative al rapporto di lavoro e alle retribuzioni.

Il datore di lavoro rimane così – come è usuale in Italia e, a nostro avviso, anche fortemente consigliabile – il soggetto centrale per il versamento dei contributi e per le comunicazioni. Il lavoratore riceve una normale retribuzione netta italiana e non deve occuparsi personalmente dei versamenti correnti.

La registrazione del datore di lavoro va distinta dalla questione se l'impresa costituisca contemporaneamente una stabile organizzazione fiscale in Italia. La registrazione come datore di lavoro non significa automaticamente che esista una stabile organizzazione.

Ho bisogno di un nuovo contratto di lavoro italiano?

Un contratto di lavoro tedesco già esistente non diventa automaticamente inefficace a seguito del trasferimento. Se tuttavia l'Italia diventa il luogo abituale di lavoro, possono trovare applicazione norme imperative italiane di tutela del lavoratore.

Anche una scelta contrattuale della legge tedesca non può, in linea di principio, privare il lavoratore della protezione inderogabile che gli spetterebbe in base alla legge applicabile in assenza di scelta.

Pertanto, in caso di trasferimento permanente del luogo di lavoro in Italia, il contratto di lavoro dovrebbe essere verificato e adeguato. Dovrebbero essere disciplinati, ad esempio:

  • luogo di lavoro permanente o home office in Italia,
  • orario di lavoro,
  • retribuzione e mensilità aggiuntive,
  • ferie e festività,
  • malattia e altre assenze,
  • termini di preavviso,
  • sicurezza sul lavoro e strumenti di lavoro,
  • CCNL italiano applicabile, ove pertinente.

Quale CCNL italiano si applica in caso di datore di lavoro tedesco?

La questione deve essere verificata sulla base dell'attività del datore di lavoro e della concreta occupazione. In Italia i contratti collettivi nazionali di lavoro, i cosiddetti CCNL, svolgono un ruolo importante nella determinazione delle condizioni di lavoro.

Un CCNL adeguato disciplina tipicamente, tra l'altro, minimi retributivi, inquadramento, mensilità aggiuntive, ferie, malattia, periodo di prova e termini di preavviso.

Pertanto, al momento dell'impostazione della payroll italiana dovrebbe essere chiarito fin dall'inizio anche l'inquadramento collettivo applicabile.

Il datore di lavoro tedesco ha bisogno di una payroll italiana?

Se il lavoratore viene occupato stabilmente in Italia ed è soggetto alla previdenza sociale italiana nonché agli obblighi italiani di comunicazione in materia di lavoro, nella pratica è normalmente necessaria una gestione payroll italiana.

Essa tiene conto, tra l'altro, dei contributi previdenziali italiani, dell'INAIL, dei diritti derivanti dal CCNL, delle mensilità aggiuntive, delle ferie e del trattamento di fine rapporto (TFR).

La precedente payroll tedesca deve essere adeguata alla nuova situazione. In caso di attività interamente trasferita in Italia, la payroll italiana diventa tipicamente la gestione retributiva principale. In caso di attività ibrida in più Stati o di obblighi fiscali o di payroll ancora esistenti in Germania, può invece essere necessaria una gestione coordinata o parallela.

Separatamente deve essere verificato come viene versata l'imposta italiana sul reddito di lavoro dipendente e se il datore di lavoro estero opera in Italia come sostituto d'imposta.

Dove viene tassato il mio stipendio se lavoro in Italia per un'azienda tedesca?

Per i redditi di lavoro dipendente, in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Germania e Italia, è in linea di principio determinante il luogo di effettivo svolgimento dell'attività. Se il lavoro viene fisicamente svolto in Italia, l'Italia ha in linea di principio il diritto di tassare la quota di retribuzione riferibile a tale attività.

La nota eccezione dei 183 giorni può, in caso di attività temporanee, comportare a determinate condizioni che il diritto impositivo resti allo Stato di residenza. Devono tuttavia essere soddisfatte contemporaneamente più condizioni: in particolare il limite di permanenza, un datore di lavoro non residente nello Stato in cui si svolge l'attività e l'assenza di un onere della retribuzione a carico di una stabile organizzazione ivi situata.

In caso di trasferimento permanente in Italia con home office stabile in Italia, tale eccezione non costituisce normalmente una base idonea per tassare la retribuzione in modo permanente ed esclusivo in Germania. Se vi sono giornate lavorative in entrambi gli Stati, deve invece essere verificata un'attribuzione della retribuzione in base ai giorni di lavoro.

La ritenuta tedesca sul salario e la gestione fiscale italiana devono quindi essere coordinate con il concreto modello di lavoro.

Vale lo stesso se lavoro nel settore pubblico?

No, in questo caso si applica una regola speciale. Per le remunerazioni pagate da enti pubblici, la Convenzione contro le doppie imposizioni prevede il cosiddetto principio dello Stato della cassa: il diritto impositivo spetta in linea di principio allo Stato che paga la remunerazione, anche se l'attività viene svolta nell'altro Stato.

Esistono eccezioni, tra l'altro, quando i servizi sono prestati nell'altro Stato e la persona vi è residente ed è al contempo cittadina di tale Stato. Regole specifiche valgono anche per le pensioni corrisposte da enti pubblici.

Chi è occupato presso un'autorità, un ente territoriale o un organismo pubblico analogo dovrebbe pertanto far verificare separatamente il trattamento fiscale. La valutazione previdenziale segue regole proprie e può differire da quella fiscale.

La regola dei 183 giorni per la residenza fiscale è la stessa della regola dei 183 giorni per il reddito di lavoro?

No. Queste due regole vengono spesso confuse.

Residenza fiscale: secondo il diritto tributario italiano, ai fini della residenza rileva, tra l'altro, se i criteri legali di residenza sono soddisfatti per la maggior parte del periodo d'imposta.

Tassazione del reddito di lavoro: la clausola dei 183 giorni contenuta nella Convenzione contro le doppie imposizioni riguarda invece la questione di quale Stato possa tassare il reddito di lavoro in caso di attività transfrontaliera. Oltre alla durata della permanenza devono essere soddisfatte anche le ulteriori condizioni relative al datore di lavoro e alla stabile organizzazione.

Non si può quindi dedurre dalla sola affermazione «rimango in Italia meno di 183 giorni» che in Italia non sorgano né obblighi fiscali né altri obblighi. Inoltre, l'individuazione della legislazione previdenziale applicabile segue regole proprie e non prevede una soglia di 183 giorni.

Il mio home office in Italia può creare una stabile organizzazione dell'azienda tedesca?

È possibile, ma non ogni home office determina automaticamente una stabile organizzazione.

Il rischio dipende in particolare dalla funzione svolta dal lavoratore in Italia, dalla durata e continuità dell'attività e dall'importanza dell'attività per l'impresa. Possono risultare più critiche, ad esempio, le seguenti situazioni:

  • il lavoratore segue stabilmente il mercato italiano,
  • svolge regolarmente trattative commerciali o contrattuali,
  • conclude contratti o svolge un ruolo essenziale nella loro conclusione,
  • svolge funzioni direttive o manageriali,
  • l'home office è di fatto stabilmente a disposizione dell'impresa come sede di attività.

In caso di attività puramente interne o di supporto, il rischio può essere inferiore. Il rischio di stabile organizzazione dovrebbe tuttavia essere verificato indipendentemente dalla registrazione del datore di lavoro e dalla gestione payroll.

Cosa dovrebbe essere disciplinato nell'accordo di home office per l'Italia?

In caso di home office permanente in Italia dovrebbe esistere una chiara regolamentazione scritta. È opportuno disciplinare in particolare:

  • indirizzo preciso di lavoro e luogo abituale di lavoro,
  • numero di giorni di home office e di presenza in ufficio,
  • orari di lavoro e reperibilità,
  • strumenti di lavoro e rimborsi spese,
  • protezione dei dati e sicurezza informatica,
  • sicurezza sul lavoro e assicurazione contro gli infortuni,
  • trasferte di lavoro in Germania e in altri Stati,
  • modifica o cessazione dell'accordo di home office.

Nei modelli ibridi dovrebbe inoltre essere documentato in quale misura si lavora effettivamente in Italia e in Germania, poiché tale ripartizione è rilevante ai fini previdenziali e fiscali.

Dopo il trasferimento posso semplicemente diventare freelance per il mio precedente datore di lavoro tedesco?

Solo se si tratta effettivamente di un'attività autonoma. La mera trasformazione di un precedente rapporto di lavoro in un contratto di prestazione di servizi non elimina automaticamente gli obblighi in materia di lavoro e previdenza sociale.

Se la persona rimane inserita nell'organizzazione dell'impresa, lavora secondo le istruzioni del precedente datore di lavoro, sopporta un rischio imprenditoriale minimo ed è economicamente dipendente come prima, sussiste il rischio di una falsa attività autonoma – con recuperi contributivi e sanzioni a carico del committente.

In caso di effettiva attività autonoma in Italia dovrebbero invece essere verificati gli obblighi propri, in particolare Partita IVA, fatturazione elettronica, imposta sul reddito, previdenza sociale ed eventualmente regime forfetario italiano.

Checklist ed errori tipici

Cosa deve verificare il datore di lavoro tedesco prima che il dipendente si trasferisca in Italia?

Per il datore di lavoro è consigliabile la seguente checklist:

  1. L'attività in Italia è permanente o soltanto temporanea?
  2. Si tratta di un vero distacco o l'Italia diventa il luogo abituale di lavoro?
  3. In quale Stato il lavoratore è assicurato ai fini previdenziali?
  4. È possibile o necessario un certificato A1?
  5. Può trovare applicazione l'Accordo quadro sul telelavoro?
  6. Deve essere aperta una posizione datoriale presso l'INPS?
  7. È necessaria una posizione INAIL?
  8. È necessario un rappresentante previdenziale italiano?
  9. Quali comunicazioni relative al rapporto di lavoro sono necessarie?
  10. Quale CCNL o quali condizioni minime di lavoro italiane devono essere considerate?
  11. Come viene organizzata la payroll italiana e quando termina quella tedesca?
  12. Come viene gestita in Italia l'imposta sul reddito del lavoratore?
  13. Il contratto di lavoro esistente deve essere adeguato?
  14. Come vengono disciplinati home office, strumenti di lavoro, protezione dei dati e sicurezza sul lavoro?
  15. L'attività, la funzione o l'home office creano un rischio di stabile organizzazione in Italia?
  16. Viene utilizzata in Italia un'auto aziendale tedesca e sussistono obblighi REVE o altri obblighi di immatricolazione?
  17. Al lavoratore è applicabile il regime impatriati – e l'appartenenza al gruppo incide sui periodi richiesti di precedente non-residenza?

Quali passaggi dovrebbe compiere il lavoratore immediatamente dopo il trasferimento in Italia?

Dopo il trasferimento effettivo nell'abitazione dovrebbero essere controllati in particolare i seguenti punti:

  1. Registrare la residenza presso il Comune.
  2. Effettuare la cancellazione anagrafica in Germania e conservare la relativa conferma.
  3. Verificare che il Codice Fiscale sia già correttamente disponibile.
  4. Iscriversi al sistema sanitario competente o all'ASL, se si applica la previdenza sociale italiana.
  5. Scegliere il medico di base o il pediatra, ove possibile.
  6. Gestire la TARI e le altre questioni locali relative all'abitazione.
  7. Aggiornare i contratti delle utenze e i rapporti bancari e informare le banche tedesche della nuova residenza fiscale.
  8. Se si porta con sé un veicolo proprio, avviare tempestivamente la procedura di immatricolazione italiana.
  9. In caso di auto aziendale estera, verificare gli obblighi relativi all'utilizzo e al REVE.
  10. Informare la Familienkasse tedesca, le assicurazioni ed eventualmente l'ente pensionistico.
  11. Farsi confermare dal datore di lavoro che la gestione payroll e previdenziale italiana è stata predisposta.
  12. Conservare la documentazione relativa alla data del trasferimento nonché ai giorni di presenza e di lavoro.
  13. Per il primo periodo d'imposta italiano, rilevare integralmente redditi, conti, depositi titoli e immobili tedeschi.

Quali errori tipici si verificano quando ci si trasferisce in Italia?

Nella pratica si verificano con particolare frequenza i seguenti errori:

  • Il lavoratore si trasferisce in Italia senza coinvolgere preventivamente il datore di lavoro.
  • La payroll tedesca continua invariata nonostante il lavoro venga svolto stabilmente in Italia.
  • Il trasferimento viene definito «distacco» senza una verifica più approfondita.
  • La previdenza sociale italiana viene attivata troppo tardi.
  • La residenza fiscale viene valutata esclusivamente sulla base di una regola semplificata dei 183 giorni.
  • Il regime impatriati viene verificato soltanto dopo il trasferimento – e non risulta poi applicabile a causa dei periodi più lunghi di precedente non-residenza richiesti in caso di stesso datore di lavoro.
  • L'exit tax tedesca sulle partecipazioni in GmbH viene trascurata.
  • Conti bancari, depositi titoli o immobili tedeschi vengono omessi nella dichiarazione dei redditi italiana.
  • Dopo l'acquisizione della residenza italiana, il veicolo tedesco continua a essere utilizzato troppo a lungo con targa tedesca.
  • In caso di auto aziendale non vengono verificate le regole italiane REVE.
  • Il contratto di lavoro continua a indicare la Germania come unico luogo di lavoro.
  • Non viene verificato un possibile rischio di stabile organizzazione del datore di lavoro tedesco.

Qual è la cosa più importante se mi trasferisco in Italia e desidero mantenere il mio lavoro tedesco?

Il punto decisivo è considerare insieme il trasferimento privato e il rapporto di lavoro – e considerare contemporaneamente entrambi i Paesi. Un trasferimento permanente in Italia modifica spesso non soltanto l'indirizzo di residenza, ma anche la residenza fiscale e lo Stato effettivo di occupazione.

Per il lavoratore sono particolarmente importanti l'iscrizione anagrafica, il Codice Fiscale, l'assicurazione sanitaria, la residenza fiscale, eventuali agevolazioni per il trasferimento e la rilevazione dei patrimoni esteri. Sul lato tedesco si aggiungono la cancellazione anagrafica, il cambiamento della soggettività fiscale, l'exit tax, le assicurazioni e le prestazioni familiari. Per il datore di lavoro sono determinanti previdenza sociale, INPS/INAIL, payroll, diritto del lavoro, regolamentazione dell'home office e rischio di stabile organizzazione.

Chi chiarisce questi aspetti in modo strutturato prima del trasferimento evita che soltanto mesi dopo si scopra che comunicazioni, contributi o obblighi fiscali in Italia avrebbero dovuto essere adempiuti retroattivamente – oppure che un'agevolazione fiscale non sia più recuperabile.

Nota: le informazioni che precedono forniscono una panoramica generale aggiornata alla data indicata e non sostituiscono l'analisi del singolo caso concreto. In particolare, nei rapporti di lavoro transfrontalieri, la durata della permanenza, il luogo di svolgimento dell'attività, la funzione del lavoratore, la struttura del datore di lavoro e le circostanze personali possono portare a risultati differenti. Le norme, gli importi e i termini cambiano regolarmente.