I fondi pensione complementari sono forme di previdenza complementare rispetto alla pensione. Servono a integrare la pensione obbligatoria e a costruire, nel tempo, un reddito supplementare per il periodo della pensione.
In Italia fanno parte del cosiddetto “secondo pilastro” della previdenza pensionistica. La disciplina principale è contenuta nel Decreto legislativo n. 252/2005.
Che cos'è un fondo pensione complementare?
Un fondo pensione complementare raccoglie i contributi del lavoratore e, se previsti, anche quelli del datore di lavoro. Spesso viene versato nel fondo anche il trattamento di fine rapporto (TFR). Gli importi accumulati vengono investiti dal fondo e successivamente erogati sotto forma di pensione integrativa o, in parte, come capitale. La posizione individuale dipende dall'ammontare dei versamenti, dalla durata dell'adesione e dal rendimento ottenuto dal fondo.
Quali tipi di fondi pensione complementari esistono?
In Italia esistono diverse forme di previdenza integrativa:
- fondi chiusi o contrattuali, spesso previsti dai contratti collettivi;
- fondi aperti, offerti ad esempio da banche, assicurazioni o gestori patrimoniali;
- piani pensionistici individuali (PIP), forme pensionistiche individuali offerte da compagnie di assicurazione e attuate tramite contratti di assicurazione sulla vita.
Per il datore di lavoro è importante soprattutto verificare se il contratto collettivo applicato prevede un determinato fondo e se è dovuto un contributo a carico del datore di lavoro.
Ruolo del TFR
I lavoratori possono decidere se il TFR maturato in futuro rimanga nell'azienda o venga versato in un fondo pensione. Se il TFR viene trasferito in un fondo, in caso di cessazione del rapporto di lavoro non viene più liquidato dal datore di lavoro, ma diventa parte della posizione previdenziale individuale. Il TFR viene versato regolarmente nel fondo; le scadenze esatte dipendono dal rispettivo fondo.
Per i lavoratori assicurati per la prima volta dopo il 28/04/1993, in caso di adesione alla previdenza complementare viene conferito l’intero TFR maturando. I lavoratori che erano già assicurati in precedenza possono invece trasferire solo una parte del TFR nel fondo di previdenza complementare.
Nuove regole dal 1° luglio 2026
Dal 1° luglio 2026 si applicano nuove regole per i nuovi lavoratori del settore privato. Se entro 60 giorni dall’assunzione non viene effettuata una scelta espressa, può operare un’assegnazione automatica alla previdenza complementare.
Entro tale termine il lavoratore può decidere se il TFR debba rimanere in azienda oppure confluire in una forma di previdenza complementare. Per i datori di lavoro diventa quindi ancora più importante informare correttamente il lavoratore e documentare la relativa scelta.
Vantaggi fiscali
I contributi versati ai fondi pensione complementari beneficiano di agevolazioni fiscali. A partire dall’anno d’imposta 2026, il limite annuo di deducibilità fiscale dei contributi è stato aumentato da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Questo riguarda sia i contributi del lavoratore sia quelli del datore di lavoro. Il TFR non rientra in tale limite.
I contributi versati riducono la base imponibile del lavoratore. Di conseguenza, l’imposta sul reddito viene calcolata su un importo inferiore e la tassazione in busta paga risulta più bassa.
Anche eventuali contributi volontari aggiuntivi possono essere considerati fiscalmente entro i limiti previsti dalla legge.
Erogazione del fondo pensione complementare
La pensione complementare viene generalmente erogata al raggiungimento dei requisiti per la pensione pubblica, purché siano rispettate anche le condizioni previste dal rispettivo fondo. La prestazione può essere erogata come rendita periodica oppure, entro determinati limiti, anche come capitale.
Al momento dell’erogazione, gli importi accumulati sono soggetti a una tassazione agevolata. L’aliquota è generalmente pari al 15% e può ridursi progressivamente fino al 9% in caso di partecipazione prolungata.
Anticipazione
A determinate condizioni, i lavoratori possono richiedere un’anticipazione delle somme accumulate nel fondo pensione complementare anche prima del pensionamento. Casi tipici sono spese sanitarie ingenti, l’acquisto o la ristrutturazione della prima abitazione o altre necessità personali entro i limiti previsti dalla legge.
In determinati casi sono possibili anticipazioni fino al 75% del saldo accumulato, per altri motivi fino al 30%.
Cosa devono tenere presente i datori di lavoro?
Per i datori di lavoro, la previdenza complementare è soprattutto una questione di busta paga e di corretta applicazione del contratto collettivo. In particolare, occorre verificare:
- quale contratto collettivo viene applicato;
- se è previsto un determinato fondo pensione;
- se è dovuto un contributo del datore di lavoro;
- come il lavoratore debba essere informato in merito al TFR e alla previdenza complementare;
- come i contributi devono essere correttamente gestiti in busta paga.