L'anzianità di servizio indica la durata di un rapporto di lavoro ininterrotto tra un dipendente e lo stesso datore di lavoro. Nel diritto del lavoro italiano, l'anzianità di servizio può avere ripercussioni sulla retribuzione e su altri diritti previsti dalla normativa in materia.
Di fondamentale importanza è l’indennità di anzianità (scatto di anzianità). Si tratta di una componente aggiuntiva della retribuzione lorda, concessa ai dipendenti in base alla loro anzianità di servizio.
Gli scatti di anzianità non sono disciplinati in modo uniforme dalla legge, ma derivano dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicabile.
I singoli contratti collettivi prevedono disposizioni diverse. In particolare, si differenziano nei seguenti punti:
- il periodo di anzianità necessario per maturare un nuovo scatto di anzianità
- l’importo delle singole scatti di anzianità
- il numero massimo di scatti di anzianità possibili.
Nel CCNL per il commercio e i servizi, per esempio, lo scatto di anzianità matura di norma ogni tre anni. Nel complesso, è possibile raggiungere un massimo di dieci scatti.
Nel contratto collettivo per l’artigianato e l’industria metallurgica, gli scatti di anzianità maturano di norma ogni due anni. Di norma, il numero massimo di scatti è cinque.
Le indennità di anzianità già maturate rimangono in linea di principio valide anche in caso di successivi aumenti salariali previsti dal contratto collettivo. Di norma, quindi, non vengono sostituite né compensate da aumenti salariali generali.
In caso di modifica della classificazione, tuttavia, possono applicarsi disposizioni particolari. La possibilità di compensare l’indennità di anzianità con un aumento salariale dipende dal rispettivo contratto collettivo.
Ad esempio, il contratto collettivo per il commercio e i servizi prevede espressamente che, in caso di modifica della classificazione, non avvenga alcuna compensazione dell’indennità di anzianità.