Attivo circolante in Italia
Per attivo circolante si intendono le attività che non sono destinate in modo permanente all'esercizio dell'attività aziendale, ma che vengono realizzate, trasformate o consumate a breve termine nell'ambito dell'attività corrente.
A differenza delle immobilizzazioni, che di norma rimangono nell’azienda per diversi esercizi finanziari, le componenti dell’attivo circolante sono soggette a un continuo ricambio. Tra queste figurano, ad esempio, le rimanenze, i crediti o la liquidità.
Esempio:
Un concessionario acquista un'autovettura per rivenderla. Il veicolo rientra nelle scorte e quindi nell'attivo circolante. Se la stessa azienda acquista un'autovettura per il proprio servizio esterno, si tratta in linea di principio di immobilizzazioni.
Nel bilancio annuale, l’attivo circolante è riportato nell’attivo dello stato patrimoniale. La suddivisione tra immobilizzazioni e attivo circolante nel bilancio annuale è disciplinata in Italia dall’art. 2424 del Codice Civile.
Suddivisione dell'attivo circolante
L'attivo circolante è generalmente suddiviso in quattro categorie:
I. Rimanenze
Rientrano in questa categoria le attività destinate alla produzione o alla vendita, ad esempio materie prime, sussidiarie e di consumo, prodotti e servizi in corso di lavorazione, prodotti finiti e merci.
Le rimanenze rivestono un’importanza fondamentale soprattutto per le imprese di produzione e commerciali.
II. Crediti
Fanno parte di questa categoria, in particolare, i crediti commerciali verso i clienti, i crediti verso società collegate, i crediti fiscali e altri crediti.
I crediti sorgono, ad esempio, quando un’impresa vende beni o servizi e il pagamento avviene in un momento successivo.
III. Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
Rientrano in questa categoria gli investimenti finanziari detenuti a breve termine che non rimangono in modo permanente nell’azienda, ad esempio titoli di credito dell’attivo circolante o investimenti finanziari a breve termine.
IV. Disponibilità liquide
Rientrano in questa categoria, in particolare, depositi bancari, le disponibilità in cassa o altri mezzi di pagamento immediatamente disponibili.
Queste attività sono direttamente a disposizione dell’impresa per il finanziamento dell’attività operativa corrente.
Valutazione dell’attivo circolante
L'attivo circolante viene valutato, in linea di principio, al costo di acquisto o ai costi della produzione. A differenza delle immobilizzazioni, non viene effettuato alcun ammortamento sistematico lungo la vita utile.
Se alla data di chiusura del bilancio risulta che un bene presenta un valore inferiore al valore contabile finora iscritto, può essere necessaria una rettifica di valore.
Ciò riguarda, ad esempio, le rimanenze il cui valore realizzabile è inferiore al costo di acquisto o ai costi della produzione, oppure i crediti la cui esigibilità è totalmente o parzialmente a rischio.
Significato per le imprese
L’attivo circolante è una componente essenziale del bilancio annuale e fornisce informazioni sulla situazione finanziaria a breve termine di un’impresa.
Una corretta registrazione e valutazione sono fondamentali per una rappresentazione accurata della situazione patrimoniale e finanziaria. In particolare, l’ammontare e la composizione delle rimanenze, dei crediti e delle disponibilità liquide influenzano la solvibilità e il finanziamento corrente dell’attività aziendale.
L’analisi dell’attivo circolante consente alle imprese di monitorare l’andamento delle scorte, dei crediti in essere e dei mezzi di pagamento disponibili e, di conseguenza, di gestire meglio la liquidità e la pianificazione operativa.