L’imposta di registro è una tassa centrale in Italia che viene riscossa al momento della
registrazione di determinati atti giuridici. Contratti, atti, verbali e accordi acquisiscono
piena validità giuridica solo dopo la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, che
rilascia una prova di
data certa.
L’importo dell’imposta di registro dipende dal tipo di documento. Per molti atti di diritto
civile, come contratti di locazione, verbali di assemblee dei soci, accordi tra parti o
dichiarazioni con efficacia esterna, l’imposta è riscossa come importo fisso, attualmente
pari a 200 €, a meno che non vi siano elementi dipendenti dal valore. Se invece viene
trasferito o determinato un valore economico, il calcolo è proporzionale.
Nel caso dei contratti di compravendita immobiliare, la base imponibile si basa di norma
sul valore catastale (valore catastale). Le aliquote fiscali sono solitamente del
2 % per l’acquisto di una residenza principale e del 9 % per altri immobili, a
condizione che il venditore sia un privato. Se il venditore è un’azienda o un promotore
immobiliare, l’acquisto può essere soggetto all’IVA invece che all’imposta di registro.
In questo caso, per l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale sono
solitamente dovuti solo importi fissi di 200 € ciascuno.
Anche i contratti di acquisto, donazione o permuta di beni mobili o quote societarie possono
essere soggetti all’imposta di registro. Il calcolo viene effettuato di norma in base al
valore dichiarato o alle tariffe stabilite dalla legge.
Il pagamento dell’imposta avviene tramite i moduli ufficiali F23 o F24 ed è trasmesso in
via telematica all’Agenzia delle Entrate.
L’imposta di registro rappresenta quindi uno strumento essenziale per la tutela giuridica
e la registrazione fiscale di atti giuridici rilevanti in Italia.