I dividendi sono distribuzioni di utili o riserve di utili di una società di capitali (ad es. S.r.l., S.p.A.) ai propri soci. Essi devono essere chiaramente distinti dallo stipendio o dai compensi degli amministratori: i dividendi sono redditi da capitale e non compensi per lavoro o servizi.
Normalmente, la distribuzione degli utili avviene in proporzione alle quote societarie, salvo diversamente previsto dallo statuto o dal contratto societario.
La distribuzione degli utili è stabilita con delibera dell'assemblea dei soci. L'assemblea dei soci decide l'entità e l'ammontare degli utili da distribuire (ad es. dall'utile d'esercizio o dalle riserve libere). Il presupposto è il rispetto delle norme di conservazione del capitale; in particolare, la distribuzione non deve pregiudicare il capitale sociale e le riserve vincolate (ad es. riserve legali o statutarie).
In pratica, è fondamentale che le distribuzioni siano tracciabili, deliberate correttamente, contabilizzate e pagate con adeguata documentazione. Ciò include, in particolare, la corretta registrazione dei verbali dell'assemblea dei soci e una documentazione accurata della base degli utili o delle riserve.
Imposte: due livelli
Livello 1 – Società
Gli utili sono generalmente tassati a livello di società (IRES e IRAP). I dividendi sono quindi l’utilizzo di utili già tassati e non sono deducibili come spese dalla società distributrice, ma riducono il patrimonio netto.
Livello 2 – Beneficiario
È determinante chi riceve i dividendi (persona fisica, imprenditore, società di capitali) e dove il beneficiario ha la residenza fiscale (Italia/estero). In questo caso si applicano le norme relative alla ritenuta alla fonte.
Dividendi a persone fisiche italiane
Per i privati residenti in Italia, la tassazione avviene normalmente tramite una ritenuta a titolo d’imposta del 26%.
Per i dividendi esteri possono sussistere obblighi di segnalazione e dichiarazione.
Dividendi a imprenditori e società: importante novità a partire dal 2026
Per i dividendi nel patrimonio aziendale (ad es. nel caso di una società di partecipazione, società holding) era tradizionalmente prevista un'ampia esenzione parziale (di solito 95% esente da imposta, 5% tassabile).
Dal 1° gennaio 2026 questo privilegio è stato notevolmente limitato dalla legge di bilancio: l'esenzione parziale si applica solo se le partecipazioni sono pari ad almeno il 5% o raggiungono un valore fiscale o un costo di acquisto di almeno 500.000 euro.
Dividendi all'estero: ritenuta alla fonte, Convenzione contro le doppie imposizioni
Se una società italiana paga dividendi a beneficiari non residenti in Italia, in linea di principio è dovuta una ritenuta alla fonte italiana (spesso del 26%), che può essere ridotta da una Convenzione contro le doppie imposizioni (spesso, ad esempio, al 5% o al 15%, a seconda della Convenzione contro le doppie imposizioni e del grado di partecipazione).
Per alcuni casi UE/SEE si applicano norme speciali (ad es. esenzione ai sensi della direttiva UE sulle società madri e figlie per partecipazioni qualificate; in caso contrario, eventualmente un'aliquota ridotta).
Domande frequenti (FAQ)
1. Un dividendo è considerato "salario" e soggetto a contribuzione previdenziale?
No, i dividendi sono redditi da capitale e quindi non sono soggetti a contributi previdenziali.
2. Quali documenti sono importanti per una distribuzione?
Bilancio annuale, delibera di destinazione degli utili, prova delle riserve/utili distribuibili e corretta documentazione contabile e di pagamento.
3. La società paga nuovamente l'IRES sui dividendi?
La società distributrice tassa regolarmente l'utile prima della distribuzione (a livello IRES). Il dividendo non è quindi tipicamente una spesa deducibile.
4. Come vengono tassati i dividendi per i privati in Italia?
Spesso tramite un'imposta del 26% ritenuta alla fonte.
5. Cosa è cambiato dal 2026 per le società/holding?
Dal 1° gennaio 2026, l'esenzione parziale del 95% per i dividendi nel patrimonio aziendale è soggetta a soglie minime (tra cui il 5% o 500.000 euro); in caso contrario, si rischia di essere imponibili e tassabili.
6. Posso ridurre la ritenuta alla fonte italiana sui dividendi esteri?
Spesso sì, tramite l'esenzione dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e regole UE, ma solo se sono soddisfatti i requisiti e la documentazione è corretta (certificato di residenza, ecc.).